Lucio Garau
A proposito dell’interpretazione della musica su supporto
Credo sia utile considerare, prima di affrontare il contesto
specifico della musica su supporto, alcuni contesti nei quali utilizziamo
il termine "interpretazione".
Testo filosofico: l’interpretazione del pensiero di un filosofo viene
prodotta da un altro filosofo con un testo che evidenzia il "senso"
che è importante per l’interprete: poche righe di testo possono
costituire la base da cui parte una interpretazione complessa e ampia.
Il risultato, cioè l’interpretazione è, anche, un nuovo
testo.
L’interpretazione filosofica si fa di solito in tempo differito e
quindi non davanti ad un pubblico, a volte però è oggetto
di dibattito verbale tra due persone.
Esiste una modalità, definita anche questa interpretazione, nella
quale il testo viene letto da una persona che lo interpreta per sé.
Testo poetico: abbiamo due tipi diffusi di interpretazione
A: quella di tipo critico prodotta di solito per iscritto e che è
simile a quella descritta a proposito del testo filosofico.
B: la recitazione del testo che ha una componente performativa e che si
realizza di solito davanti ad un pubblico.
Resta comunque valida una terza possibilità, ed è in questo
caso la più diffusa, quella per la quale si pubblicano i libri
di poesia: il testo viene letto da una persona che lo interpreta per sé.
Testo teatrale: abbiamo la stessa situazione del testo poetico. Esiste
una scuola di pensiero che nega completezza alla interpretazione della
sola lettura: il testo viene considerato un insieme di istruzioni finalizzato
alla messa in scena e non arha valore autonomo senza la messa in scena.
Testo visivo 1 (quadro, scultura): queste sono le classiche arti su supporto.
Dal supporto si interpreta direttamente, così sembra. Esiste la
possibilità di una interpretazione critica. Di una interpretazione
visiva (tramite allestimento scenografico ), di una interpretazione artistica
(cfr Bacon e Tiziano) a volte lo stesso pittore ha fatto due versioni
dello stesso quadro... Di solito tutte le interpretazioni sul testo visivo
si fanno offline. Anche in questo contesto abbiamo una modalità
definita anche questa come interpretazione nella quale il testo viene
fruito da una persona che lo interpreta per sé.
Testo visivo 2 (fotografia) qui il processo di stampa consente almeno
due livelli, peculiari a questo tipo di testo, di opera: il negativo e
la fotografia vera e propria. Sembra esista un livello intermedio di interpretazione
del negativo attraverso la stampa. Per il resto si comporta come il testo
visivo 1.
Testo visivo 3 (film) qui sembra esistere solo critica o rapporto diretto.
È l’arte che più spesso viene paragonata alla musica
acusmatica su supporto, che in Francia a volte viene detta anche "cinema
pour l’oreille" (cinema per le orecchie). Forse per questo motivo
riesco a immaginare la multidiffusione di un film! Ho il desiderio di
vedere dei film in multidiffusione. Nel passato il cinema , nel confronto
con il teatro, aveva ricevuto delle critiche simili a quelle che ha ricevuto
e continua a ricevere il disco: si criticava il suo essere arte di supporto
legata al tempo differito e la si considerava inferiore in quanto tale.
La pratica del cosiddetto vj (video jockey) da alcuni anni ci mostra la
manipolazione in tempo reale di testi visivi, per motivi intrinseci aralle
capacità di calcolo delle macchine per alcuni anni sono state utilizzate
soprattutto immagini ferme adesso abbiamo la possibilità di utilizzare
anche dei filmati.
Testo musicale classico (partitura): abbiamo una interpretazione critica,
abbiamo la possibilità di una interpretazione diretta (anche se
esiste una forte scuola di pensiero che pensa che sia necessario un musicista
"intermediario" per farci capire il testo e nega quindi valore
in sé al testo musicale. Così come per il teatro ad alcuni
questo testo sembra essere solo una lista di istruzioni non fruibile direttamente),
esiste una tradizione di interpretazione in tempo reale. È importante
considerare le analogie con il testo teatrale perché anche qui
esiste una "cultura" che consente al pubblico di dare un significato
ai gesti che vede. Essere al di fuori di questa cultura comporta il non
seguire una parte importante del senso dell’interpretazione e del significato
di questa in un concerto. Da un secolo esiste la possibilità di
fissare su un supporto la sola parte fonica dell’interpretazione,
e da alcuni decenni anche se in maniera molto parziale è possibile
salvare in video anche l’aspetto visivo. Alcuni hanno negato e negano
ancora oggi validità di testo a questo tipo di supporto vedendo
il disco come una riduzione commerciale del concerto. Per altri le cose
stanno diversamente il disco è una interpretazione a tutti gli
effetti e nei casi più riusciti diventa un vero testo. La figura
di Glenn Gould ha un ruolo cruciale: il Bach di Gould è sicuramente
Bach ma è anche un Bach in alcuni casi impossibile dal vivo.
All’interno delle pratiche di interpretazione del testo musicale
esistare una grande area che prende il nome di "improvvisazione"
quando è in atto questa modalità per alcuni le cose sono
più vere. Esiste una scuola che ritiene che, visto che nell’interpretazione
performativa abbiamo sempre delle componenti di improvvisazione, l’improvvisazione
sia la "vera" dimensione della musica. Nell’assegnare un
valore così forte all’improvvisazione, spesso in maniera inconscia,
si fa riferimento ad un mondo ideale precedente alla scrittura che viene
vista come la fissazione su supporto (inesatta) di un "felice"
mondo orale. A mio avviso la sopravvalutazione che oggi si fa di questo
concetto è legata alla paura della perdita dell’"umanità",
paura che è ormai molto diffusa nella società moderna. Questa
paura nel contesto dello spettacolo è rinforzata dal ruolo pervasivo
e straniante della cosiddetta "televisione".
Esistono forti tendenze a considerare non-interpretabile una musica su
supporto. Sembra che stia già tutto lì.
Possiamo individuare due tendenze nell’intepretazione della musica
su supporto:
a) lo scopo dell’interprete è quello di chiarire il testo,
di "intepretarlo" modificandolo (nei limiti molto discussi di
ciò che può fare l’interpretazione), questo lavoro
può essere fatto anche in tempo differito;
b) lo scopo dell’interprete in aggiunta alle cose dette al punto
a) è anche quello di costituire un punto di riferimento visivo
per il pubblico così come avviene nelle tradizionali discipline
performative: teatro, musica.
Sono decisamente a favore della prima tendenza (a), per i seguenti motivi:
penso chare non dover guardare un interprete sia una grande occasione per
potersi concentrare sul suono;
nelle arti performative tradizionali esiste una cultura visiva che, nel
contesto della musica strumentale, associa ad ogni gesto un suono –
sappiamo, per esempio, che al variare dell’ampiezza del gesto degli
archi nell’orchestra corrisponderà una variazione nella dinamica
del suono – questa cultura non esiste – e sarebbe una mistificazione
crearla artificiosamente – nell’ambito performativo della musica
elettroacustica. In questo contesto, infatti, è impossibile immaginare
un repertorio articolato di corrispondenze tra gesto e suono;
penso che in una sala i migliori posti vadano lasciati al pubblico e non
all’interprete;
i nuovi software consentono di ampliare la gamma delle scelte interpretative,
alcune delle quali sono tipiche del tempo differito;
penso che una società come quella attuale abbia degli ottimi motivi
per temere una mancanza di umanità ma penso che in questo contesto
il valore umano risieda da un lato nel partecipare insieme ad una esperienza
di ascolto, dall’altro nel rispettare e apprezzare la specificità
delle diverse situazioni. Importare in maniera non critica un modello
non pertinente, cioè quello proprio di un evento performativo tradizionale,
costituisce un atto di conformismo che ha poco di "umano" nel
senso nobile che vogliamo attribuire a questo termine.
Sono per una cultura dello spettacolo "discreta".
